Molte volte noi italiani ci arrabbiamo quando, all'estero, ci etichettano con i soliti clichè stereotipati, il solito sole-pizza-mandolino, la convinzione che vuole tutti gli italiani mammoni, per non parlare dell'italiano secondo Hollywood, mafioso con i capelli impomatati, elegante di una eleganza "tamarra", goffo, tarchiato, spesso grasso, quasi sempre di origine meridionale e alquanto ignorante, ma non tanto da non apprezzare le opere liriche. Si potrebbe obiettare che accanto a questi stereotipi negativi ve ne sono altri positivi (pochi, a dire il vero), come quello che ci vuole grandi amatori, degni eredi di Rodolfo Valentino. Tony Soprano riassumerebbe bene un pò tutto quello che ho elencato.
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L'attore italo americano James Gandolfini nei panni di Tony Soprano |
In realtà anche noi cadiamo nel solito errore quando descriviamo gli stranieri, mettendo in evidenza difetti e aspetti negativi o esagerando caratteristiche che a noi risultano difficili da capire.
Alla regola non sfugge nemmeno la Svezia e proprio il cinema ci da occasione per analizzare meglio tutto il nostro immaginario collettivo sulla Svezia e gli Svedesi (ma forse qui sarebbe più giusto dire "le Svedesi").
Sinceramente non conosco bene quale era la visione che gli Italiani avevano della Svezia prima degli anni '60, un paese che doveva sembrare lontanissimo anche geograficamente. Il cinema aveva il merito di far conoscere qualcosa di quei paesi lontani e poco conosciuti, anche attraverso la vita e la carriera di alcuni divi diventati famosi grazie al cinema.
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Greta Garbo, "la Divina" |
Greta Garbo e Ingrid Bergman, due grandi attrici e due belle donne. Ma la loro bellezza aveva una "sobrietà" di fondo, tutta nordica, tale da accendere più l'ammirazione in loro che ardori di altro tipo, che rifletteva l'immagine di un paese di provenienza austero e autorevole.
Ma negli anni '60 le cose cambiano radicalmente e proprio il 1960 è un anno che rappresenta il punto di cambiamento di un certo modo di vedere e considerare la Svezia determinando il nascere di alcuni luoghi comuni che sono sopravvissuti e pervenuti, più o meno intatti, fino ai nostri giorni. Ma andiamo per ordine.
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Max Von Sydow |
LE ATTRICI
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Märta Torén |
Una delle prime attrici famose ad arrivare in Italia nel dopoguerra, è Märta Torén (Stoccolma, 25 Maggio 1926 - 19 febbraio 1957) che si era affermata ad Hollywood, dove il suo nome aveva perso la dieresi, diventando semplicemente Marta Toren. Stabilitasi in Italia, girò film di grande successo, ma nel 1957, a soli 30 anni, morì a causa di una emorragia cerebrale. Oltre a essere stata la prima attrice svedese adottata dal nostro paese, ha un altro motivo per cui merita di essere ricordata. Pochi infatti sanno che Sophia Loren (nome d'arte di Sofia Villani Scicolone), deve il suo nome d'arte proprio all'attrice svedese. Fu, infatti, il produttore Goffredo Lombardo a darle il nome Loren ispirandosi alla diva svedese (a Hollywood le attrici svedesi erano in gran voga a quell'epoca), limitandosi a sostituire la lettera iniziale T con la L e così nacque Sophia Loren, a tutt'oggi l'attrice italiana più famosa nel mondo. Ma c'è un'altra curiosità che lega Sophia Loren alla Svezia. Sua madre, Romilda Villani, nel 1932 vinse un concorso per andare a Hollywood come sosia di......Greta Garbo ! Ma al momento di partire scoprì di essere incinta proprio di Sofia e dovette rinunciare.
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Sophia Loren |
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Romilda Villani, madre della Loren |
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INGRID BERGMAN |
Nel frattempo, a Hollywood, un'altra diva svedese aveva conquistato il pubblico di tutto il mondo e il suo nome era Ingrid Bergman.
Nata a Stoccolma il 29 Agosto 1915, unica figlia di Justus Samuel Bergman, pittore e fotografo svedese, e dell'ebrea tedesca Friedel Adler, divenne famosa con il film "Intermezzo" del 1939 e ben presto diventò una delle dive più acclamate del cinema mondiale e una delle stelle di Hollywood. Quando era in America aveva avuto modo di vedere due film che le avevano lasciato un'enorme emozione, "Paisà" e "Roma città aperta" del regista italiano Roberto Rossellini, che la indussero a scrivere una lettera dove si proponeva di lavorare con lui, manifestando tutto il suo entusiasmo. La lettera conteneva una frase diventata in seguito famosa : "« ... Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo "ti amo", sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei... ». Con Rossellini, legato sentimentalmente ad Anna Magnani, girò "Stromboli, terra di Dio" (1950), "Europa '51" (1952), "Viaggio in Italia" (1953), un episodio del film "Siamo donne" (1953), "La Paura" (1954) e "Giovanna d'Arco al rogo" (1954). I due divennero compagni nella vita e la loro storia fece scandalo, in quanto la Bergman, sposata con un dottore di nome Lindström, dal quale aveva avuto una figlia, rimase incinta del regista. Lo scandalo fu enorme soprattutto in America, tanto da essere definita "Hollywood's apostle of degradation" (L'apostolo della degradazione di Hollywood). Dopo aver dato alla luce Robertino la coppia ebbe altre due figlie, le gemelle Isotta Ingrid e Isabella (quest'ultima giornalista e attrice). L'attrice dopo varie peripezie per un cancro al seno, morì a Londra nel giorno del suo sessantasettesimo compleanno, il 29 Agosto del 1982.
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ANITA EKBERG |
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Anita Ekberg in una scena de "La Dolce Vita" |
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Anita Ekberg e Peppino De Filippo nell'episodio del "Decameron '70" |
Alcuni dei dischi della colonna sonora de "La Dolce Vita"
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JANET AGREN |
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Janet Agren e Alberto Sordi nel film "La più bella serata della mia vita" |
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Janet Agren e Lino Banfi in una delle tante commedie sexy all'italiana girati dall'attrice svedese |
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Janet Agren ancora con Lino Banfi |
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Janet Agren e Ugo Pagliai nello sceneggiato TV "L'amaro caso della Baronessa di Carini" del 1975 |
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Janet Agren e Paolo Villaggio in una scena del film "Sogni mostruosamente proibiti" |
Il 1960 è un anno importante per capire meglio un certo modo di vedere la Svezia, paese da sempre considerato di grande benessere, di egualianza sociale e di parità dei sessi e caratterizzato da una libertà di costumi che abbraccia anche la sfera sessuale. Almeno così doveva apparire la Svezia agli occhi degli Italiani del tempo, ancora troppo provinciali e cresciuti con una morale cattolica che sconfinava nel bigottismo. Inutile dire che "La Dolce Vita" ha delle responsabilità (se così le vogliamo chiamare) in tal senso. La prorompenza di Anita Ekberg ha dato il là al mito della donna svedese e a tutta una serie di esagerazioni e luoghi comuni che hanno "falsato", almeno in parte, il punto di vista di molte generazioni di italiani che incentravano tutta la loro attenzione sul mondo femminile svedese piuttosto che sulla Svezia nella sua interezza.
Non è un caso che, proprio nel 1960, dopo il successo de "La Dolce vita" esce nelle sale un film intitolato "Le Svedesi", regia di Gian Luigi Polidoro. Vengono scritturate tre attrici svedesi, Christina Granberg, Eva Hjort e Charlotte Sundell.
Sia il film che le tre attrici, non lasciarono un segno indelebile nel nostro paese, ma è curioso vedere con quanta enfasi furono accolte le tre attrici al loro arrivo a Ciampino, proprio come tre dive, come testimoniano alcune belle foto dell'Istituto Luce che documentano tutte le fasi dell'avvenimento.

Sia il film che le tre attrici, non lasciarono un segno indelebile nel nostro paese, ma è curioso vedere con quanta enfasi furono accolte le tre attrici al loro arrivo a Ciampino, proprio come tre dive, come testimoniano alcune belle foto dell'Istituto Luce che documentano tutte le fasi dell'avvenimento.

La trama del film :
"Fabrizio, Peppino e Alessio partono per la Svezia, in cerca di avventure sentimentali e per un po' di commercio clandestino. Quivi giunti incontrano Alberto, il quale mette a disposizione dei suoi connazionali la propria esperienza e il proprio ufficio. Alessio, invitato a casa da una ragazza incontrata per strada, viene in seguito scacciato perché tenta di pagarla come una prostituta. Fabrizio, raccontando molte fandonie, riesce a trascinare Ingrid, una donna poliziotto, nell'appartamento di Alberto, ma qui si tradisce, allorché s'accorge di essere stato derubato della merce, e viene denunciato. Alberto ha rubato la merce per poter pagare i suoi debiti e riavere il passaporto; ed ora è ripartito per l'Italia. Peppino incontra Anita in una sala da ballo e l'accompagna a casa, dove gli viene data ospitalità. Il mattino seguente i genitori della ragazza vogliono ringraziarlo, ma il giovanotto, pensando per diverse circostanze che lo costringono a sposarla, fugge. Tuttavia, quando gli amici ripartiranno per l'Italia, egli rimane in Svezia."
Film raramente trasmesso in tv e di difficile reperibilità.

Nelle foto sotto Eva Hiort, Cristina Granberg e Anne Charlotte Sundell accolte all'aeroporto di Ciampino come grandi dive. Nella foto centrale si può vedere un Franco Interlenghi già calato nella parte del seduttore
Nel 1963 Alberto Sordi propose, al produttore Dino De Laurentiis, un film che avrebbe voluto girare in Svezia, incentrato sul viaggio di affari di un italiano di mezza età allettato dall'idea di quanto letto su una guida di viaggio « Le ragazze non ti chiederanno chi sei, quanti anni hai, se hai moglie o figli, non ti faranno sciocche domande. Una di loro ti prenderà per mano, ti porterà nella sua stanza, accenderà due candeline, ti guarderà negli occhi in silenzio... E in quello sguardo profondo e misterioso, comprenderai che, prima di allora, non eri mai stato un uomo felice ». Anche se il film aveva l'ambizione di documentare più aspetti della società svedese finisce, inevitabilmente, per prenderne in esame solo uno : le donne. Evidentemente Sordi aveva visto il film "Le Svedesi", visto che propose di affidare il suo film, allo stesso regista, Gian Luigi Polidori. Il film fu girato quasi improvvisando senza avere, cioè, un copione scritto. Il film, intitolato "Il Diavolo", vinse l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino mentre, Alberto Sordi, fu premiato con un Golden Globe e la pellicola ottenne la nomination come miglior film straniero. Sicuramente, qualche volta, scade nei soliti luoghi comuni ma, nel complesso è un bel film che a me piace molto per l'atmosfera che riesce a creare, riuscendo a cogliere comunque delle sfumature su una certa filosofia di vita e su un certo modo di essere del popolo svedese. Molto bello il finale con una specie di autoscontro su un lago ghiacciato, che vede l'auto con Alberto Sordi, guidata da una ragazza appena conosciuta, finire dopo uno scontro, in una parte di lago con il ghiaccio che sta per rompersi. Dopo l'iniziale panico di Amedeo al quale fa da contraltare l'assoluta calma della ragazza, vi è una sequenza fatta di sguardi e di silenzi, esaltati dal bianco e nero della pellicola che, secodo me, riesce a dare per qualche istante la migliore descrizione della way of life svedese.
Alcune locandine del film

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Solo pochi fotogrammi del film per una sconosciuta Britt Ekland |
La parte più fastidiosa del film, invece, è la sequenza girata in un locale di Stoccolma, una specie di bar, chiamato Triumf, frequentato, secondo quanto raccontato da qualcuno ad Amedeo, da giovani donne in cerca di compagnìa di uomini italiani, soprattutto meridionali, di una bruttezza quasi grottesca che, puntualmente, riescono a rimorchiare donne altissime, biondissime e bellissime, qualcosa che fa tornare alla mente la Bella e la Bestia. Anche Amedeo riesce a conoscere una ragazza disposta a seguirlo in albergo, ma la abbandonerà immediatamente dopo averle chiesto l'età : 13 anni !
Trama del film :
"Entusiasta per le prospettive galanti di un soggiorno in Svezia, dopo aver letto un dépliant pubblicitario, un italiano di provincia va a Stoccolma per affari. Si sente un diavolo in mezzo a innocenti e disponibili fanciulle in fiore. E va regolarmente in bianco. Prodotto con pochi mezzi da Dino De Laurentiis, scritto da Rodolfo Sonego con un largo margine di improvvisazione, fatto di cose filmate da Polidoro nelle due ore e mezza di luce nella Stoccolma invernale (con riprese clandestine di Aldo Tonti durante la cerimonia dei premi Nobel), "ne venne fuori il loro film più ispirato e premiato" (T. Sanguineti). Orso d'oro a Berlino e grande successo negli USA: finalmente qualcuno aveva raccontato la Svezia non con l'ottica di Bergman, ma com'era in realtà. Tiepide accoglienze in Italia per la sua sottile presa in giro del gallismo italico."
Memorabile la recensione del film fatta da mario Soldati sul giornale "Il Giorno" del 4/5/1963 :
""[...] E' una piacevole scorribanda per la Svezia [...]. E sorprende, affascina, trascina dolcemente nel seguito delle splendide immagini di Aldo Tonti [...]. E' anche una potente, spietata demistificazione della Svezia [...]. Alberto Sordi [...] sorridendo, senza sforzi, apre gli occhi agli ingenui italiani e, speriamo, anche agli ipocriti svedesi [...]".
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Gunilla Elm-Tornkvist |
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Sordi e Gunilla Elm-Tornkvist |
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Il primo impatto di Amedeo (Sordi) con una svedese sul treno per Stoccolma |
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Un dolce risveglio il giorno di Santa Lucia |
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Fuori dal Kaffé Triumf Amedeo osserva un piccolo italiano con una alta vikinga |
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In albergo con Ulla |
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Sul lago ghiacciato |
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Una locandina del film |
""[...] E' una piacevole scorribanda per la Svezia [...]. E sorprende, affascina, trascina dolcemente nel seguito delle splendide immagini di Aldo Tonti [...]. E' anche una potente, spietata demistificazione della Svezia [...]. Alberto Sordi [...] sorridendo, senza sforzi, apre gli occhi agli ingenui italiani e, speriamo, anche agli ipocriti svedesi [...]".

Va detto che, nonostante tutto, il film ottenne un buon successo anche fuori dall'Italia e, in particolar modo, negli Stati Uniti, grazie anche alla colonna sonora di Piero Umiliani, l'unica cosa veramente azzeccata del film, soprattutto il brano "Mah-na Mah-na", una specie di tormentone che sarebbe stato adottato anche come sigla del Muppet Show.
Alcune locandine del film in varie lingue
Alcune scene del film documentario

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Il disco con la Colonna sonora del film |
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Il Libro |
Alcune copertine del disco con la colonna sonora di Piero Umiliani, dal quale fu tratto il singolo "Mah-na Mah-na"

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"Mah-na Mah-na" divenne la sigla anche del Muppet Show |

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Sordi in carcere |
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Il protagonista umiliato in catene |
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Elga Andersen, la moglie svedese del protagonista |
Bisogna aspettare il 1991 per trovare un altro film italiano che parli di Svezia. Si tratta di "Ett Paradis utan biljard" (Un paradiso senza biliardo) ed è la storia, ambientata negli anni '50, di un giovane italiano che raggiunge un amico in Svezia con l'aspettativa di una vita migliore e di un lavoro sicuro. Il film di Carlo Barsotti ha un cast discreto ed annovera Paolo Migone e Giacomo Poretti. Si tratta di un film gradevole dove la Svezia, ad ogni modo, fa solo da cornice a un nostalgico ricordo di situazioni e persone lasciate in Italia.
Le locandine e un paio di scene del film
THE HALL OF.....SHAME
Esiste, purtroppo, un "filone" cinematografico (non solo italiano)sulle donne svedesi viste, unicamente, come oggetti sessuali e non ho trovato di meglio che intitolare questa sezione del post, "La galleria della vergogna". Una produzione numericamente ragguardevole di film di cattivo gusto, prevalentemente degli anni '60 e '70, che amplifica a dismisura questo clichè evidentemente profondamente radicato nell'immaginario collettivo italiano di quell'epoca. L'elenco fotografico che segue è più eloquente di qualsiasi parola io possa spendere su questo imbarazzante aspetto.



FILM E VIDEO
"Il Diavolo"
Uno spezzone del film
"Svezia Inferno e Paradiso"
Spezzone del film
Il video con la canzone "Mah-na Mah-na"
sulle musiche di Piero Umiliani
"Un detenuto in attesa di giudizio"
Film completo
"Un Paradiso senza biliardo" - Trailer
"L'amaro caso della Baronessa di Carini" - 1° episodio
completo. Gli altri sono reperibili su Youtube
Enzo Bellocchio
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